Presentazione del maestro Sergio Crudo ad opera del Prof. Luigi Bardoscia

Con una sua estrosa e “sgarbata” conferenza a Lecce l’Onorevole e critico d’arte Vittorio Sgarbi nel presentare il valido artista di livello internazionale, scultore e pittore belga Kramer, aggiunse come suo solito excursus interessantissimi sulla situazione artistica italiana e particolarmente sulla critica militante contemporanea.
Egli stroncò fior di nomi, con l’asserto che era ormai ora di non rifugiarsi in alambicchi artificiosi e astratti per individuare in un quadro quello che l’osservatore mai avrebbe non solo visto ma neppure lontanamente intuito.
Concordiamo pienamente con lui e siamo saturi di quadri concettuali di artisti che in concreto non sanno disegnare la realtà.
L’arte è mimesis, è riproposizione del reale ma che attinge l’universale, come avveniva in Grecia quando l’uomo avvertiva la divinità della natura.
E la più grande stagione artistica dell’Italia è stata e sarà il Rinascimento, quando Raffaello o Leonardo, il Perugino o il Pinturicchio o qualunque altro Calandrino, Bruno o Buffalmacco, “garzone” di bottega avvertiva istintivamente l’afflato provenirgli dal volto più sconosciuto ma vero, dall’angolo più nascosto ma concreto, dall’albero più usuale ma vivente, dalla sorgente più comune ma zampillante.

E la critica o il critico più competente era il committente e il compratore, al quale doveva “piacere” l’opera. E l’artista cominciava il suo lungo e appassionante lavoro preparatorio con i “cartoni”, con i disegni preliminari per dividere lo spazio e giungere alla “verità” del soggetto rappresentato.
Il critico più valido è il pubblico; è l’anonimo e non economicamente interessato osservatore che dice “Che bel quadro!!! Vorrei possederlo per ammirarlo a lungo!”.

E il suo anelito è il fine dell’arte: la catarsi, l’immergersi leopardianamente nell’infinito assoluto.
Sergio Crudo è uno dei tanti pittori “spontanei” nel senso antico, “ingenui didatticamente”, di questo nostro strano eppur affascinante paese: Ruffano.
E fortunatamente viene su una schiera incredibilmente numerosa di ragazzi che ho visto disegnare con grande maestria, per puro gusto estetico, istintivamente.
Essi sanno cogliere la realtà trasportandola sul piano bidimensionale con una maestria straordinaria.
Cosi è “nato” pittore anche il nostro maestro” Crudo, spontaneamente, avendo a maestro l’innata tendenza a cogliere il “bello”, negli angoli silenziosi di una “corte” paesana; nell’ombra di mensole sbrecciate di un mugnano; nella trasparenza di acque cristalline delle vicine marine dello Jonio o dell’Adriatico.
Ci deve essere una spiegazione a questo fenomeno nostrano così ricorrente e sottotraccia: tanti artisti, soprattutto pittori, a Ruffano, perché?
Certo fu la patria di Saverio Lillo e dei suoi figli; di Antonio Bortone, non solo scultore ma anche pittore e di edicole votive; ma fu ed è anche patria di innumerevoli artigiani nei più vari campi, i cui prodotti rivelano un gusto squisito, una grazia fine e delicata.

Sarà venuta l’epoca di ricordarli? Di riscoprire questa arte primigenia e “naturale”, originata dalla religione? … Forse…!

Intanto godiamoci gli scorci, le vedute, i panorami di “maestro” Sergio che nella sua “bottega” apre ventagli panoramici che affascinano per la chiara prospettiva e la pacata armonia dei suoi colori.
Dai tenui azzurri agli ocra meriggiosi ci porta ai recenti grigi lattiginosi e silenti, scoprendoci Masseria Monaci, accompagnandoci a Casa Bortone, su per il fregio di scala cinquecentesca.
Anni addietro qualcuno definì tutti i pittai paesaggisti e vedutisti “madonnari”, forse perché la moda pretendeva il “concetto”, il “misterioso”, anzi l’arcano” dietro il segno.
Noi invece siamo convinti che dal disegno si può giungere all'”assoluto”, come è avvenuto nel Rinascimento o per gli Impressionisti o per lo stesso Picasso, che prima dei suoi periodi cubisti o delle maschere africane ha disegnato infinite colombe reali.
Non esiste il percorso inverso: dal concettuale al reale, ma è nel reale insito il concetto, come rivelò il padre Socrate.

E il maestro Crudo continua questo percorso, attua la ricerca e recentemente i suoi oli si sono cimentati in un nuovo, difficile percorso: il ritratto.
La sua tavolozza ha questo di peculiare: lavora a spatola, ma il segno non è grumoso, rilevato o spesso, è delicato invece, e tenue come una carezze, sicché quadro diventa apparentemente un olio tradizionale, fortemente legato alla tela, raggiungendo la tridimensionalità con il preciso gioco dell’ombra e della luce.
Luce che già riemerge dallo sguardo dei suoi infanti e stilnovisticamente “va dicendo all’anima”: “Sono vivo”.
Su questo difficile cammino di ricerca noi diciamo oggi al “maestro” Sergio: “Buona bottega!!”.

Prof. Luigi Bardoscia

MOSTRE, PERSONALI E COLLETTIVE

  • Mostra collettiva – Pro Loco Ruffano (Le) 1998
  • Mostra personale – Pro Loco Ruffano (Le) 2000
  • Mostra personale – Victor Village, Ugento (Le) 2004
  • Mostra collettiva – Ugento (Le) 2005
Partecipazione ad estemporanee
Pro Loco di Corigliano d'Otranto (luglio 1998);
Pro Loco di Neviano (luglio 1998);
Specchia ``Associazione S.Eufemia`` 3° Concorso di Pittura (luglio 1998);
Comune di Porto Cesareo Associazione Cultura e Turismo 1° estemporanea (luglio 1998).
Premiazione
Nell'estate del 1999 ha conseguito il 3° premio assoluto nella ``estemporanea`` organizzata dalla Pro-Loco di Neviano;
Premiazione
3° premio ex-aequo nel Corso della Prima Estemporanea organizzata dal Comune di Sanarica:
Premiazione
Menzione speciale della giuria al 5° Concorso di pittura estemporanea 2005 organizzata dal Comune di Parabita.